Assaggiare IN MENSA e Daniel Pennac

Pubblicato: 25 giugno 2013 da alicemate in SPAZIO MENSA
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PREMESSA

mano sulla boccaAssaggiare cibi nuovi nella mensa di una scuola è un intento educativo di cui spesso insegnanti e  personale si devono occupare. Ognuno lo fa utilizzando metodologie varie, strategie  dettate dall’esperienza e dalla sensibilità personale… a volte funziona il metodo della convinzione, altre quello del ricatto, altre quello dell’intimidazione… spesso bisogna arrendersi a vedere le verdure tornare sul carrello senza che i bambini ne abbiano sentito neppure il sapore, l’odore, sicuramente il colore lo avranno visto ma non sempre registrato… senza parlare del nome che non è conosciuto e ricordato, trattando così tali cibi come estranei e temuti!

MOTIVAZIONE DIDATTICA

Durante le  due ore settimanali di assistenza mensa che mi sono toccate in questo anno scolastico 2012/2013 appena concluso, anch’io ho avuto  momenti di intervento a favore dell’educazione alimentare dei miei alunni di classe prima. Come mi sono comportata? Sono partita a settembre abbinando il programma di scienze alla consumazione del pasto in mensa:

Obiettivi

–  Comprende, in base alle spiegazioni dell’insegnante, l’ambiente naturale circostante ( frutta, foglie, alberi… )

–  Descrive, attraverso l’esplorazione dell’ambiente, semplici caratteristiche fisiche di oggetti, piante, animali e/o parti di esse

ATTIVITÀ IN CLASSE

Nel nostro caso siamo partiti alla scoperta della frutta con osservazioni laboratoriali  in classe e …  allargando poi la stessa metodologia  di esplorazione con i cinque sensi ad altri alimenti  (per vedere esperienza in classe prima clicca QUI).

RIUTILIZZO IN MENSA

La metodologia della scoperta scientifica attraverso i sensi è così diventata una strategia per convincere i miei “piccoli scienziati” a utilizzare i sensi per conoscere gli alimenti a loro “estranei”,  e pian piano capirne le qualità e goderne i sapori.

e Daniel Pennac che c’entra?

Leggendo il suo libro “Storia di un corpo”,  sentite cosa scrive in una pagina di diario:

Insegno a Grégoire (nipotino di quasi sei anni)  a mangiare ciò che detesta. Nella fattispecie, l’indivia stufata che Bruno (padre di Grégoire)  si ostina a servirgli per “educargli il gusto”.  Ho quindi abituato Grégoire a interrogare pazientemente il gusto dell’ indivia stufata. In altri termini ad interessarsi a quella porcheria… per poterla mandar giù. Mangiarla assaporando veramente, cercando veramente di capire il gusto che ha. Vedrai, è interessante sapere perchè qualcosa non ci piace. … Pronti via?  Andiamo! Si comincia con un bocconcino piccolo piccolo, seguito da una minuziosa descrizione del sapore, nel caso specifico l’amaro che tanto ripugna alla maggior parte dei bambini. … Poi un secondo boccone, un po’ più consistente, per verificare la fondatezza della descrizione, e così di seguito (senza mai arrivare al grosso boccone con cui, pensando di abbreviare il supplizio, si provoca l’urto di vomito). Grégoire è venuto a capo del suo piatto con una soddisfazione tutta intellettuale. Sostiene che l’indivia ha il sapore di un chiodo arrugginito. Vada per il chiodo arrugginito, purchè il bambino mangi senza fiatare l’indivia anche continuando a trovarla schifosa.

Un sapore di chiodo arrugginito…

CONCLUSIONE

Quindi anche Pennac ci dà lo spunto di utilizzare i sensi, il gusto nello specifico, per fare “educazione alimentare”.

Noi insegnanti non dovremo per forza esigere la consumazione di una porzione eccessiva di tale incontro con le “indivie” di turno, è sufficiente che si facciano due o tre assaggi, e non meravigliatevi se a volte succede che i bambini trovino di loro gradimento l’alimento rifiutato  e ne richiedano un nuovo  assaggio!!!

CERTO CI VUOLE UN PO’ DI               pazienzamkio

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