ALLEVARE E SEDURRE

Pubblicato: 17 giugno 2010 da lameladiodessa in SCUOLA E PEDAGOGIA POPOLARE
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Questo che segue è un breve capitolo di un libro  del pedagogista Riccardo Massa: “CAMBIARE LA SCUOLA: educare o istruire?”.

Un concetto particolare quello della “cura” che ha un’importanza estremamente significativa in rapporto alla “modernità” delle relazioni scolastiche.

Buona lettura!

“Si dice che educazione derivi da educere e che questo termine significherebbe aiutare qualcuno a «tirare fuori» qualcosa già pre­sente dentro di lui. Ma educazione deriva da educare, che vuoI di­re nutrire, allevare. Educere significa letteralmente, prima di esse­re declinato nell’ ambito di una metafora di tipo maieutico, «por­tare via» e portare oltre. Fare oltrepassare qualcosa, Non si tratta di civetterie etimologiche ma di una densità concettuale che deve essere restituita al nostro pensiero. In italiano la parola educazio­ne comprende entrambi questi significati, È in gioco una duplice matrice di senso. li concetto di educazione deve essere pensato ri­spetto a due ordini strutturali. Si tratterà di capire come si incro­cino e si incastrino tra loro. Tali strutture d’ordine corrispondono, più che alle dimensioni dell’educare e dell’istruire, a quelle del­l’allevare e del condurre. Gli psicoanalisti potrebbero dire che educare rientra nel codice materno mentre educere è sotto quello paterno. In ogni modo, è come suggerire che, per condurre via, bi­sogna prima accudire e nutrire; così come che, dopo essere stati accuditi e nutriti, occorra il venire portati via dal luogo della nu­trizione e della cura.

Se si risale all’ antichità, Platone nella Repubblica usa due ter­mini continuamente affiancati, trofè e paideia, che solitamente si traducono con «allevamento» e «educazione». Qui per educazio­ne si intende la «formazione» umana, mentre il concetto di alleva­mento corrisponde alle pratiche dell’ educare. Spesso quel secondo termine è tradotto con la parola «cultura», nel senso di ciò che può rendere l’uomo capace di assumere la forma che gli deve essere propria. Ma si potrebbe anche usare «istruzione», intesa come l’in- sieme degli insegnamenti che rendono possibile l’accesso alla ve­rità delle cose. Inoltre, al posto di «allevamento», si potrebbe tra­durre «cura», nel senso degli accudimenti fisici e morali verso chi cresce. Si giunge pertanto all’insieme di cura e cultura. Il concet­to di cura è importante per l’esperienza educativa. La cura sembra altra cosa, ed è infatti posta come istanza distinta, rispetto alla cul­tura. Anche se per coltivare un campo si deve avere cura di esso e per trasmettere cultura si deve coltivare – nel senso di averne cu­ra -l’animo dei bambini. In tutti i modi, l’educazione, nel suo si­gnificato originario, è strettamente legata all’ esperienza della cura. Non si può istruire qualcuno senza averne cura. Non si può adde­strare un animale senza nutrirlo e addomesticarlo. Se la potenza dell’ educazione è quella di far danzare gli orsi, come diceva Leib­niz, anche a questo scopo occorre prima renderli docili. Un’ar­cheologia del sapere pedagogico dovrebbe fare ancora i conti con la struttura del discorso platonico. Ma è lo stesso Platone a dire che per trasformare un bambino in guardiano utile alla città, pri­ma di istruirlo, occorre condurlo in uno spazio diverso da quello dell’ allevamento e della cura.

Tra l’educare e l’instruere si pone l’educere, come valenza fon­damentale presente nella duplice matrice di senso dell’idea di edu­cazione e come condizione strutturale delle pratiche di formazio­ne attraverso insegnamenti determinati. I significati originari sono dunque tre e sono quelli del prendersi cura, del portare via e del­l’insegnare. Non che tra questi significati vi sia pacificazione e con­tinuità, tutt’altro. Portare via significa anche rapire, strappare, se­parare, sedurre. Educere assomiglia molto a seducere, anche nel senso di sviare e portare fuori strada. Ma soprattutto, prima che condurre in un luogo appartato, può significare condurre all’ a­perto. Il gesto educativo è il gesto di chi porta nella radura, la radura dell’essere di cui parla Heidegger. Jean-Jacques porta via Émile sin dal momento della nascita. Qui l’altrove dell’ educazio­ne è il luogo stesso della nutrizione e della cura, in antitesi a quel­lo negativo della famiglia di origine. L’educere si contrappone all’educare sussumendolo in sé. E Socrate, in quanto educatore, è molto più corruttore che maieuta. 0, per lo meno, è in quanto og­getto di amore da parte dei giovani, anziché sedotto da essi, che può fungere da ostetrico e formato re.

commenti
  1. alicemate scrive:

    premesso che questo post mi piace un sacco perchè è colto, moderno, disincantato e piacevole anche se è opportuno rileggerlo più volte …e ogni volta che rileggo non so bene se ho capito la stessa cosa??

    Infine io così traduco la mia conclusione: A SCUOLA PER LIBERARE, NON SOLO PER EDUCARE E/O ISTRUIRE. (??)

    … ho trovato un commento
    Dal blog http://laricreazione.splinder.com/tag/amicizia

    e mi pareva potesse servire a questa riflessione: vi riporto le parti più “in tema”:

    “…La questione dell’amicizia è molto delicata. Io, da docente e da adulto, ritengo che tra alunni e professori non debba esserci amicizia, ma un rapporto professionale basato sul reciproco rispetto e gratitudine: se c’è un profondo rispetto della persona ci sarà anche la gratitudine.

    Io nella mia professione sto sempre attento a come mi avvicino ai miei alunni/alunne, sto attento a non circuirli, a non sedurli con la mia cultura, ché sarebbe un violentarli, più che avere rapporti di amicizia con loro.

    Il buon professore è quello che fa crescere l’alunno aiutandolo a trovare una sua strada autonoma: io sono contento quando i miei alunni liceali, all’università, non scelgono di studiare le mie stesse discipline!

    Il docente liceale è uno psico-pedagogista attraverso le materie scolastiche, il docente universitario è un esperto delle varie discipline.

    Volete sapere qual è il mestiere più difficile? Quello del maestro elementare.”

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